Tag: chemioterapia

Cancro: il percorso dopo la cura

Affrontare il cancro significa intraprendere un percorso complesso che ha inizio con la diagnosi e prosegue con la cura e i controlli periodici.
Le ripercussioni sullo stato di salute fisiche ed emotive del paziente sono notevoli.
Le statistiche ci dicono che più della metà dei malati guarisce in modo definitivo, un 20% convive con la malattia per un lungo periodo e in generale, il 4% dei cittadini ha o ha avuto una storia personale di tumore.

La percentuale dei guariti è in crescita, grazie al successo dei programmi di screening.
Nonostante l’auspicio sia quello che con la fine delle cure si possa tornare alla vita di prima, le tracce lasciate dalle cure e dai trattamenti possono avere ripercussioni anche a lungo termine.
Così se è normale aspettarsi effetti collaterali durante le cure, alcune patologie possono essere aggravate o manifestarsi a distanza di mesi, come il diabete o le cardiopatie.
Risulta necessario un approccio multidisciplinare, che veda la collaborazione di oncologi, psicologi e altri specialisti, oltre che dei medici di medicina generale per affiancare il malato durante le terapie e dopo.


Assistenza post cura

La prevenzione e la cura degli effetti collaterali è delegata al medico curante in primis (messo a conoscenza per primo dei sintomi) e poi al personale ospedaliero, che esegue i controlli (follow up) codificati dalla comunità scientifica, che hanno lo scopo di evidenziare una recidiva della malattia, ma anche le problematiche che ostacolano il ritorno alla normalità.
Dopo una prima fase intensiva, i controlli tendono a diradarsi nel tempo: il guarito deve fare affidamento al proprio medico, questo per evitare di fare controlli sbagliati che accrescono il grado di apprensione.

La riabilitazione:
Un ruolo importante è quello della riabilitazione, che ha lo scopo di prevenire e trattare gli effetti collaterali dei trattamenti e recuperare le funzioni lese.
In base al tipo di tumore e alle terapie ricevute sono stabiliti interventi riabilitativi specifici.
L’obiettivo è quello di aiutare la persona al reinserimento lavorativo, sociale e familiare.
Ma quali sono le conseguenze a lungo termine del cancro?
Come anticipato, le conseguenze sono legate al tipo di trattamento, quindi se la chemioterapia porta con sé alterazione della memoria, cataratta, disturbi cardiaci; l’intervento chirurgico, per esempio, determina altri effetti.

Nell’opuscolo La vita dopo il cancro, sono descritti tutti i possibili effetti collaterali delle terapie e i rimedi per alleviarli.

Stato emotivo: approccio multidisciplinare

Sopravvivere al cancro, significa ricostruire pezzo per pezzo la propria integrità mentale.
Significa imparare a convivere e controllare stati emotivi contrastanti, sempre alla ricerca di un nuovo equilibrio.
La rabbia, il senso di solitudine e isolamento, l’ansia e la paura costante che la malattia possa ripresentarsi e interpretare alcuni sintomi come la conferma.
Talvolta questi pensieri sfociano in crisi d’ansia, difficoltà di concentrazione, eccessi d’ira, altre, passano con il tempo, quando si riprende in mano la propria vita e si acquisisce maggiore sicurezza.
Discorso a parte va fatto per la sfera sessuale: i trattamenti e le conseguenze psicologiche spesso sono foriere di un calo del desiderio, soprattutto tra le donne. Il consiglio è quello di farsi affiancare da uno specialista e dialogare molto e apertamente all’interno della coppia.

La comunità scientifica sostiene il valore dell’approccio multidisciplinare alla cura e alla fase post guarigione, perché riesce ad avere una visione d’intervento d’insieme.

donna cancro

Cancro ovarico: cause, sintomi e terapie possibili

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori, sono circa 5300 i nuovi casi annui di cancro ovarico in Italia, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 40% e quella a dieci anni scende al 31%.
Risulta elevato anche il numero di decessi, questo perché, come vedremo nel dettaglio, è un male subdolo i cui sintomi sono facilmente fraintesi.

Il tumore ovarico è una forma neoplastica piuttosto aggressiva che colpisce l’ovaio, che insieme all’utero e le tube di Falloppio rappresenta l’apparato genitale femminile.
Le ricerche sono concordi nel far derivare il tumore all’ovaio da più malattie localizzate in sedi diverse, che poi crescono e si sviluppano in sede ovarica.
Per questo sembra riduttivo parlare di tumore ovarico, meglio far riferimento a tumore maligno dell’ovaio, delle tube o del peritoneo.

Quanti tumori ovarici esistono?

Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ne esistono di due tipi:
primitivo, che ha origine nell’ovaio
secondario, che ha origine in altri organi
Il primitivo è ulteriormente distinto in:
epiteliale o carcinoma ovarico, quello più diffuso che si sviluppa nell’epitelio, il sottile strato di tessuto che riveste l’ovaio
stromale, dal tessuto di sostegno dell’ovaio (raro)
germinale, dalle cellule germinali (raro).
Oggi si ritiene che questa malattia sia eterogenea, perché riconducibile a 5 principali sottotipi istologici: sieroso ad alto e basso grado; a cellule chiare, endometrioide e mucinoso.

Quindi, il termine tumore epiteliale maligno dell’ovaio, definisce 5 malattie che hanno tutte la stessa sede.

Quali sono le cause?

Tra le cause legate allo sviluppo del tumore, annoveriamo:

  • la predisposizione genetica, trasmissibile tra i vari membri di una stessa famiglia. Secondo il Cancer National Institute una percentuale tra il 7 e il 10% dei casi è da collegare alla genetica.
    In Italia è ormai prassi testare la presenza di mutazioni nei geni nelle donne a cui viene diagnosticato un tumore sieroso ad alto grado, cosa che può essere fatta attraverso un semplice prelievo di sangue. 
  • Età, il rischio è maggiore dopo i 50 anni
  • Un alto numero di ovulazioni, poiché l’ovaio ad ogni ovulazione subisce un piccolo danno che potrebbe portare alla comparsa di mutazioni
  • Terapie ormonali
  • Endometriosi
  • Obesità

L’uso di contraccettivi ormonali, l’allattamento al seno e la gravidanza sono considerati fattori di protezione in grado di ridurre il rischio di insorgenza del tumore dell’ovaio.

Come riconoscere i sintomi del tumore:

Il tumore all’ovaio è piuttosto subdolo e presenta sintomi che possono essere facilmente confusi con problemi all’apparato digerente, per esempio dolore al basso ventre, gonfiore, difficoltà digestive.
Tra i sintomi meno comuni, diarrea, mal di schiena, mancanza di appetito etc.
Purtroppo non esistono programmi di screening utili ad effettuare una diagnosi precoce, per questo spesso la malattia viene individuata tardi.

A livello diagnostico, se c’è il sospetto della malattia, è il caso di eseguire un’anamnesi della storia familiare, esami dettagliati del sangue e visita ginecologica.

Dall’intervento chirurgico ai monoclonali, ecco le possibili terapie

Il trattamento per eccellenza è quello chirurgico. I dati confermano che la percentuale di guarigione è più alta se le pazienti sono curate in centri d’eccellenza per il cancro ovarico e il chirurgo riesce a rimuovere la massa tumorale e le eventuali metastasi con estrema precisione.
Inoltre, potrebbero essere rimossi: tutto l’utero, parte dello stato sieroso che riveste l’addome e le pelvi e i linfonodi addominali.
Dopo la chirurgia, le pazienti generalmente devono sottoporsi a chemioterapia, allo scopo di eliminare tutte le eventuali cellule maligne rimaste.
Per molti anni, infatti, l’unica terapia approvata prevedeva l’uso di due farmaci da somministrarsi insieme carboplatino e taxolo.
Oggi è prediletto l’uso di anticorpi monoclonali come il bevacizumab e una nuova categoria di farmaci gli “inibitori di PARP” (PARPi), che hanno ricevuto parere favorevole dall’Ema.

Nella cura del cancro ovarico molta strada è stata fatta, iniziando a delinearne le caratteristiche e i sintomi, ma molto ancora si deve fare in fatto di screening e terapie.

covid-19 vaccini

Vaccinazione anti Covid-19, efficace anche per i malati oncologici

I dati recenti dimostrano, che anche se in minor misura rispetto al resto della popolazione, i malati oncologici rispondono bene alla vaccinazione anti Covid-19.

I pazienti con diagnosi di cancro sono a rischio di forme gravi o di morte per Covid, soprattutto se anziani con patologie pregresse.
Particolarmente esposti i malati con patologie ematoncologiche o con tumori solidi in fase avanzata, i pazienti con comorbidità severa e con fragilità legata a una condizione di immunodeficienza.

“Un livello anche basso di protezione contro l’infezione da SARS-CoV-2 è comunque meglio di niente” spiega Martin Edelman, a capo del Dipartimento di onco-ematologia al Fox Chase Cancer Center di Philadelphia negli Stati Uniti.

Proprio in virtù dei risultati delle ultime ricerche, le associazioni di oncologi, cardiologi ed ematologici sollecitano i malati a rispettare le scadenze previste: facendo passare almeno 3 o 4 settimane tra la prima e la seconda dose di vaccini basati sull’mRNA messaggero.
È dimostrato che una sola dose non è sufficiente a garantire l’adeguata protezione.

Seconda dose vaccino: perché è fondamentale


Una ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Oncology, effettuata dai ricercatori del King’s Collage di Londra ha confrontato la risposta al vaccino della Pfizer-BioNTech in tre categorie di malati: affetti da tumori solidi, ematologici e senza tumore.
Nonostante la risposta negli ultimi sia migliore, come dicevamo, per i pazienti oncologici si è dimostrata fondamentale la seconda dose.
Basti pensare che dopo la prima iniezione, la percentuale di risposta per i malati di cancro è stata del 38% (tumori solidi) e del 18% (tumori ematologici).
Dopo la seconda dose, la percentuale cresce arrivando al 95 per cento nei pazienti con tumori solidi e del 60 per cento in quelli con tumori ematologici.

È importante sottolineare che non ci sono rilevanti differenze tra i vaccini somministrati.
I vaccini sono sicuri, anche per i pazienti trattati con immunoterapia con inibitori dei checkpoint, ovvero con farmaci che tolgono i freni al sistema immunitario.
Il timore era quello che la risposta immunitaria fosse eccessiva, producendo effetti collaterali.


Perché alcuni pazienti oncologici potrebbero non rispondere alla vaccinazione anti-Covid-19?


Due sono i fattori che potrebbero determinare la mancata risposta: il tumore stesso e le terapie che vengono messe in campo per contrastarlo. Entrambi possono infatti alterare la capacità di risposta al virus.
Infatti, come dimostrato da uno studio sulla correlazione tra terapie oncologiche e vaccino, la chemioterapia è in grado di interferire con la replicazione e la sintesi del DNA e attacca le cellule immunitarie, come i linfociti.
La soppressione non è completa e quindi non limiterebbe il successo della vaccinazione.

Stesso discorso per la radioterapia e immunoterapia, a bersaglio molecolare.

I familiari dei pazienti dovranno vaccinarsi?


Ci sono pazienti (i giovanissimi) che non possono ancora vaccinarsi. In tal caso è importante che le persone che gravitano attorno alla loro vita, siano immunizzate.
L’Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica (AIEOP) raccomanda che siano vaccinati tutti i gli operatori sanitari che lavorano accanto ai giovanissimi pazienti e familiari e conviventi adulti, affinché bambini e adolescenti possano proseguire il trattamento oncologico secondo i protocolli e le linee guida.

Quindi la raccomandazione generale che i pazienti oncologici siano immunizzati contro il Covid-19.
Ovviamente il personale sanitario deve analizzare la situazione generale del malato: dal tipo di tumore, all’estensione allo stadio, alla terapia.

Il Trattamento dei tumori luminali della mammella: nuove prospettive

Aggiornamenti in Oncologia. Il Trattamento dei tumori luminali della mammella, stato dell’arte e prospettive future” è l’iniziativa della Fondazione FatebeneFratelli in programma il 15 giugno prossimo.
Il dibattitto, che coinvolge molti specialisti del settore, si sofferma sulle terapie mediche per i tumori luminali alla mammella in tutte le fasi della malattia.
Gli scenari di trattamento sono in continua evoluzione e in particolare la disponibilità dei test genomici e l’uso di nuovi farmaci hanno cambiato l’approccio terapeutico al tumore alla mammella, che rimane ancora oggi il più diffuso tra le donne.
I progressi mirano a una progressiva riduzione del ricorso alla chemioterapia in tutti gli stadi di sviluppo della malattia.


farmaci intelligenti e cure mediche

Farmaci intelligenti e chemioterapia: il segreto delle cure combinate.

La medicina di precisione e i farmaci intelligenti rappresentano un’ottima opportunità nella ricerca e cura delle più gravi patologie oncologiche.

Cosa sono i farmaci intelligenti?

I monoclonali sono farmaci a bersaglio, in grado di riconoscere selettivamente e colpire in modo specifico una proteina presente sulle cellule tumorali, riducendo gli effetti collaterali della chemioterapia classica.
La cellula tumorale è attaccata e distrutta dall’anticorpo, mentre i tessuti adiacenti sani rimangono intatti.
Insieme ai “farmaci a piccole molecole” (small molecole drugs), i monoclonali fanno parte delle così dette terapie a bersaglio molecolare.
Mentre le “piccole molecole” sono in grado di entrare all’interno della cellula tumorale, la maggior parte degli anticorpi monoclonali non penetra nella membrana cellulare, ma colpisce bersagli esterni a essa o sulla sua superficie.
Il farmaco “intelligente” è prodotto in laboratorio e la sua azione è diretta in modo selettivo contro le cellule che possiedono quel particolare antigene.

Chemioterapia e farmaci: una cura efficace

La combinazione tra farmaci intelligenti e chemioterapia rappresenta l’arma più efficace nella cura dei tumori e nell’incremento dell’aspettativa di vita dei pazienti.
L’utilizzo di farmaci intelligenti ha portato a grandi passi avanti nella cura, per esempio, dei melanomi.
Per circa la metà dei pazienti con mutazione B-RAF, l’uso di terapie combinate ha avuto come effetto una regressione della malattia nel 80-90% dei casi.
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che i farmaci anti B-RAF combinati con quelli diretti contro la proteina MEK permettono di raggiungere un tasso di sopravvivenza a cinque anni pari al 35-40% della malattia metastatica.
Infatti, molte sono le terapie oncologiche che prediligono l’uso di entrambe le opzioni: netti miglioramenti sono stati registrati per il cancro al colon-retto, alla mammella, al rene e al polmone.

La terapia “intelligente” nella cura del cancro al seno

Nel caso di tumore della mammella HER-2 positivo, in una paziente su quattro si usa trastuzumab, che storicamente è stato il primo anticorpo monoclonale introdotto in oncologia: il farmaco ha notevolmente migliorato la prognosi non solo della malattia metastatica ma anche delle pazienti con malattia localizzata, sottoposte a chirurgia.
Per il trattamento dei tumori della mammella gli anticorpi monoclonali più utilizzati sono trastuzumab, pertuzumab, trastuzumab-emtansine e bevacizumab.
Per esempio, la finalità del trattamento con trastuzumab varia a seconda della fase della malattia:
fase iniziale: ridurre il rischio di ripresa della malattia. Generalmente il farmaco si somministra in associazione con la chemioterapia o alla sua conclusione. La durata complessiva del trattamento è di un anno; 
-localmente avanzata: ridurre l’estensione locale della malattia consentendo di migliorare l’operabilità del tumore e anche la prognosi. Il trastuzumab è associato alla chemioterapia.
in fase metastatica: il trattamento è combinato con la chemioterapia o la terapia ormonale.

Monoclonali e altre malattie:

Ottimi risultati sono stati ottenuti anche nel campo delle malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide: alcuni farmaci sono già disponibili, altri in sperimentazione.
L’artrite reumatoide è stata la prima a essere trattata con farmaci mirati a bloccare i “messaggeri” dell’infiammazione, come il Tnf-alfa e l’interleuchina 6 (Il-6), a cui è seguita la psoriasi che, in un paziente su quattro, si accompagna anche all’artrite.
Progressi medici tangibili anche contro il il Lupus eritematoso sistemico (Les), la dermatite e addirittura contro le forme gravi di asma.

Farmaci biologici: i costi

I farmaci biologici o intelligenti vengono somministrati ai pazienti attraverso iniezioni endovenose o sottocutanee, sono molto cari, ma in Italia, che è uno dei paesi ove queste cure sono maggiormente accessibili, sono pagati interamente dal Servizio Sanitario Nazionale.
In un Sistema Sanitario funzionante solo un uso appropriato di questi farmaci costosi (mediante l’utilizzo di registri di monitoraggio e una maggior attenzione alle performance del farmaco nella pratica clinica) e un maggior ricorso alla prescrizione di biosimilari permetterà un accesso alle cure a un numero sempre più ampio di pazienti che potranno beneficiare degli effetti positivi. Anche perché, è ampiamente dimostrato che i pazienti che reagiscono bene al farmaco originale, hanno lo stesso grado di reazione al similare.

frutta e verdura di stagione

Alimentazione e distrurbi da chemioterapia

La radio e la chemioterapia hanno come conseguenza disturbi che ostacolano l’alimentazione.
La nausea e le infiammazioni alle mucose delle bocca sono solo alcuni degli effetti collaterali della terapia che un’alimentazione corretta può contribuire a lenire.
Gli esperti consigliano di masticare bene e lentamente e di non preoccuparsi se subito dopo la chemio, non si ha appetito, questo tornerà dopo qualche giorno.

Per non affaticarsi troppo e stuzzicare l’appetito, può essere utile chiedere a familiari e amici di fare la spesa per noi, fare una passeggiata prima dei pasti, condividere la tavola con le persone a noi più care e avere sempre a disposizione spuntini da consumare durante l’arco della giornata.

La depurazione è importante,  quindi bere acqua (anche se lontano dai pasti) o tisane ai semi di finocchio, all’anice stellato o tè, meglio se verde, può essere la scelta giusta per eliminare le scorie accumulate durante le terapie.

Cosa mangiare dopo aver fatto la chemioterapia?

L’infiammazione delle mucose della bocca è uno dei distrurbi più frequenti, per questo bisogna aiutare la deglutizione tagliuzzando finemente gli alimenti o amalgamandoli con salse.

È preferibile scegliere la parte morbida del pane o il pancarré e preparare con carne e pesce deliziose polpette.
In casi più gravi possono essere introdotti omogeneizzati dell’infanzia, semolini arricchiti con formaggio e burro. È meglio consumare i cibi a temperatura ambiente per offrire sollievo alla bocca infiammata.
Sono da evitare alcolici, fumo, bevande gassate e acide, spezie, agrumi, salsa.
Durante le terapie spesso si avverte un’alterazione del gusto e dell’olfatto, per alleviare questi sintomi i sapori possono essere esaltati con piccole quantità di basilico, origano, rosmarino e menta aggiunte ai cibi.

Il senso di nausea costante post chemioterapia è lenito attraverso il consumo di cibi leggeri e l’abitudine di fare piccoli spuntini durante il giorno.
Inoltre è molto utile passeggiare prima e dopo i pasti e succhiare piccoli cubetti di ghiaccio.
La diarrea è una delle conseguenze delle cure oncologiche, particolarmente debilitante, perché determina un cattivo assorbimento delle sostanze nutritive.
E’ necessario bere molti liquidi e preferire per un periodo riso in bianco, patate, carote e banane.

Quali cibi preferire durante la terapia?


In generale gli alimenti da prediligere sono:
-Cereali integrali ben cotti o pasta di semola di grano duro, preferibilmente integrale.
-Creme di legumi
-Pesce, meglio se azzurro
Verdura di stagione
-Pane di semola di grano duro

Mentre saranno da limitare fortemente:
-formaggi e latte vaccino (in particolare nelle enteriti da radio e chemioterapia)
-zuccheri e cibi con farine raffinate. Gli zuccheri fanno alzare la glicemia e l’insulina, inviando ulteriori input alle cellule tumorali.
-carni rosse e lavorate

I sintomi sono passeggeri, ma generano comunque ansia, stress e un apporto nutrizionale scorretto o la perdita progressiva di peso, possono aggravare uno stato patologico, già labile.

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