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Il cancro in gravidanza è curabile

Gravidanza e cancro: oggi è possibile curarlo

Un tempo scoprire di avere il cancro in gravidanza, poneva la donna di fronte a scelte difficili, interrompere la gravidanza o rimandare al post partum le cure, oggi per fortuna non è più così.

Le donne incinte possono essere curate allo stesso modo del resto della popolazione femminile con la stessa percentuale di sopravvivenza.

Inoltre, come vedremo, i danni per il nascituro sono davvero esigui.

I dati raccolti nel Registro tumori al seno in gravidanza sono rassicuranti.
Il bisogno di istituire un registro per raccogliere tutti i risultati delle ricerche nasce proprio dal fatto che i dati a nostra disposizione sono limitati e abbiamo bisogno di valutazioni approfondite, data l’incidenza del tumore al seno nelle donne incinte.

L’approccio multidisciplinare alla cura affianca la donna in questo percorso difficile, nel quale rientrano valutazioni di tipo etico (la possibile interruzione della gravidanza) e personali (l’età o aver avuto altri figli).

Le possibilità di cura, infatti, dipendono da diversi fattori, quali l’età della gravidanza, il tipo e l’aggressività del tumore e l’epoca della gestazione.

Ora vediamo nel dettaglio quali sono gli strumenti diagnostici e le cure possibili durante una gravidanza.

Tumore in gravidanza sintomi e patologie più diffuse

La diagnosi di tumore in gravidanza è un evento raro, colpisce 1 donna incinta su 1000, sebbene negli ultimi anni si registri una crescita della percentuale causata dall’età tardiva in cui le donne decidono di avere figli.

Oggi le donne programmano una gravidanza in media tre i 30-35 anni per ragioni sociali, economiche e culturali e il rischio di sviluppare il cancro al seno si concentra proprio in questa fascia di età.

In generale i tumori più frequenti in gravidanza sono gli stessi che colpiscono le donne non incinte: tumore al seno (40%), tumori ginecologici, leucemie e melanomi.

Il cancro e la diagnosi in gravidanza

Il cancro può facilitare la diagnosi della malattia, come nel caso del tumore al collo dell’utero.
La donna in gravidanza è sottoposta a continui controlli, che permettono di scoprire diverse patologie con tempestività, come accade con il tumore al collo dell’utero e della cervice uterina scoperti con i pap-test.

Secondo l’AIRC il 70% dei tumori alla cervice uterina scoperti in gravidanza è in fase iniziale e i trattamenti possono essere rimandati dopo il parto.

In altri casi, invece, il tumore rallenta la diagnosi.
Perché i cambiamenti fisiologici del corpo della donna e i disturbi classici della gravidanza possono celare patologie più gravi.
Nel caso del tumore al seno, i cambiamenti fisici e la modifica della ghiandola mammaria con l’ingorgo potrebbero nascondere la presenza di eventuali noduli.
Per le pazienti più giovani, con tumore al seno in gravidanza, è suggerito anche un consulto genetico.

Cancro in gravidanza: quali esami?

Quando si sospetta la comparsa di un tumore in gravidanza, occorre scegliere con cura gli esami da eseguire per non danneggiare il feto.

Le biopsie, le ecografie e tutte le indagini che sfruttano le fibre ottiche, ma non prevedono l’uso di raggi X possono essere prescritte tranquillamente.

Se indispensabile, la donna può sottoporsi a radiografie della parte superiore del corpo, con apposite protezioni per l’addome e persino alla risonanza magnetica, ma senza mezzo di contrasto.

Sono sconsigliate, invece, la Pet, la scintigrafia ossea o la Tc, perché richiedono un’alta esposizione alle radiazioni.

Come curarlo?

Per quanto riguarda i trattamenti, le ricerche mostrano come sia gli interventi chirurgici sia la chemioterapia possono essere praticati, sono solo da rimandare dopo la 12esima settimana, data la delicatezza del periodo per lo sviluppo dell’embrione.

Infatti, prima delle 12esima settimana è alto il rischio di malformazioni fetali.


Un altro periodo delicato, nel quale è bene rimandare le cure a subito dopo il parto, coincide con la 34-35esima settimana di gestazione: il midollo osseo della mamma e del bambino potrebbe non produrre globuli bianchi per reagire a infezioni o eventuali emorragie.

La donna malata di cancro in gravidanza può assumere farmaci chemioterapici, ma sono controindicate le terapie ormonali e mirate, con l’utilizzo di farmaci biologici o a bersaglio molecolare sui quali i dati non sono ancora attendibili.

Sono incompatibili con la gravidanza, la radioterapia e il trapianto del midollo osseo, perché richiedono l’azzeramento delle difese immunitarie della futura mamma.

Inoltre, anche l’allattamento al seno è sconsigliato, perché i farmaci chemioterapici passano attraverso il latte materno.

Ci sono danni per il feto?

Al momento i dati ci dicono che non ci sono controindicazioni per il bambino e non sono segnalati rischi di malformazioni o problemi al feto, qualora la chemio sia eseguita nei tempi indicati.
Rispetto al resto delle partorienti, l’unica conseguenza osservata è la nascita del bambino sottopeso.

Il ritardo della crescita del feto o la nascita prematura potrebbero essere conseguenza della debilitazione del corpo della donna sottoposta alle terapie o degli effetti negativi sulla funzionalità della placenta a livello vascolare o del DNA.

Se ciò dovesse essere dimostrato si potrebbe pensare all’uso di farmaci protettivi per la placenta, come l’aspirinetta o l’eparina.

Infine, il suggerimento degli esperti è quello di programmare il parto il più possibile al termine, mentre fino a qualche anno fa, per evitare che il nascituro rimasse troppo a contatto con un corpo malato e pericoloso, i parti venivano anticipati.

Alla luce di quanto detto, il cancro in gravidanza è curabile, senza particolari rischi per la mamma e il nascituro.

Nessuna donna deve più scegliere tra la propria vita e quella del feto.

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