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L'AIOM richiede il diritto all'oblio dei guariti oncologici

Diritto all’oblio oncologico: perché una legge?

AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) lancia la raccolta firme per una legge sul diritto all’oblio.
Circa 1 milione di persone guarite dal cancro oggi subisce discriminazioni e richiede a gran voce il diritto all’oblio oncologico.
Ottenere un mutuo o un prestito, adottare un bambino o trovare lavoro sono alcuni dei diritti spesso negati a chi è guarito dal cancro.

Diritto all’oblio in Europa:

La Francia è stata il primo paese europeo a legiferare sul diritto all’oblio: coloro che hanno sofferto di cancro trascorsi 10 anni dalla fine delle cure e 5 anni per chi ha avuto il cancro prima della maggiore età non sono obbligati a dichiarare la malattia pregressa al momento di richiedere un servizio finanziario.
Una posizione analoga ad altri paesi come il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda e il Portogallo.

Ora tocca all’Italia.

Il Presidente della FAVO, Francesco De Lorenzo, afferma che nei prossimi mesi, in collaborazione con Alleanza contro il cancro, AIOM e tutti gli IRCCS oncologici, verrà presentata una position paper riassuntiva delle motivazioni a favore del diritto all’oblio, per eliminare definitivamente lo stigma di cancro uguale morte.

Gli oncologi chiedono una ricategorizzazione del malato di cancro, perché oggi sotto l’egida di “sopravvissuto” sono inclusi pazienti che convivono con neoplasie cronicizzate, malati con tumore dalla progressione lenta e quelli che possono essere dichiarati effettivamente guariti o comunque con remissione clinica per un lungo periodo di tempo.

Cancro e aspettativa di vita

Secondo Armando Santoro, uno dei curatori del libro Guariti e cronici. Manuale di oncologia clinica, la classificazione deve tenere in considerazione il tipo di neoplasia, perché il tempo necessario a raggiungere la stessa aspettativa di vita della popolazione sana molto dipende dal tipo di cancro.

Infatti, il rischio che la malattia si ripresenti è inferiore a 5 anni per il cancro alla tiroide, 10 per quello al colon; mentre, nel caso di tumori più frequenti come quello al seno o alla prostata, l’arco di tempo è più ampio, circa 20 anni.

La realtà è complicata dal fatto che se i pazienti, trascorso un certo periodo di tempo, chiedono agli oncologi di essere dichiarati guariti, da parte dei clinici c’è una certa ritrosia, per evitare di infondere false speranze, prediligono l’uso di espressioni come “nessuna evidenza di malattia” o “remissione”.

La legge su diritto all’oblio voluta da AIOM

Oggi l’accesso a molti servizi sembra essere negato alle persone guarite o “sopravvissute” al cancro.
Ecco perché AIOM lancia la campagnaIo non sono il mio tumore” e promuove la raccolta firme per attirare l’attenzione sul tema del diritto all’oblio e arrivare a un vero e proprio provvedimento legislativo.

La legge permetterebbe di non essere più etichettati come malati di cancro trascorsi 5 anni dal temine delle cure per chi lo ha avuto in età pediatrica e 10 per tutti gli altri pazienti.
Di cancro si guarisce o comunque i programmi di screening e il costante miglioramento delle cure hanno fatto sì che molti tumori siano curabili e altri cronicizzati.

A favore dell’iniziativa, AIOM realizza la prima guida sul diritto all’oblio oncologico, un sito web e una campagna social per raggiungere l’obiettivo di raccogliere almeno 100mila firme.

Ecco il link al portale www.dirittoallobliotumori.org. per aderire all’iniziativa.

Sono già pervenute circa 13mila firme di malati, caregiver, persone sensibili all’argomento che chiedono una legge come già avvenuto in altri paesi europei che legalizzi il diritto all’oblio, cioè il diritto ad aprire un’attività, comprare una casa, adottare un bambino, senza che l’essere stati malati sia la lettera scarlatta tatuata a vita.

In conclusione se molto è stato fatto a livello di cure oncologiche, ancora tanto deve essere fatto sia a tutela del lavoro dei malati oncologici sia in fatto di diritti e accessi negati.

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