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I pazienti oncologici possono andare in vacanza, ma dove?

Pazienti oncologici: come e dove andare in vacanza

Tutti hanno bisogno di una vacanza, di staccare la spina dai problemi quotidiani, a maggior ragione i pazienti oncologici, che necessitano di prendere una pausa dalla malattia.
Secondo Saverio Cinieri, presidente eletto Aiom e direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi, la vacanza per il paziente oncologico è quasi una prescrizione medica.
Che si tratti di montagna, mare o città, l’importante è viaggiare con le dovute precauzioni portando sempre con sé la propria storia medica (con l’indicazione del trattamento in corso) per eventuali urgenze.
Mai dimenticare la giusta quantità di farmaci oncologici e di supporto, così come suggerito dall’oncologo curante prima della partenza.

Le vacanze sono il momento per praticare attività fisica regolare, e come più volte abbiamo ribadito, praticare attività fisica è di grande aiuto sia per il miglioramento della malattia che per la tollerabilità delle cure.
Se si è indecisi, perché legati alle date dei trattamenti, si potrebbe pensare di programmare la partenza per esempio tra un ciclo e l’altro di cure.
Oppure come nel caso della radio, che non può essere saltata pena l’inefficacia della cura, sempre sotto controllo medico, si può decidere di rimandare l’inizio del percorso terapeutico dopo il rientro.

Le mete consigliate se pazienti oncologici

Vediamo nel dettaglio quali sono i consigli degli esperti.
La vacanza in montagna è la meta perfetta soprattutto per chi ha problemi respiratori, chi è affetti da tumore al polmone o metastasi, troverà giovamento dall’aria fresca e frizzante, anche senza raggiungere quote elevate.
Anche chi soffre di melanoma può prediligere la vacanza in montagna, senza dimenticare di proteggersi dal sole con il dovuto abbigliamento e protezione solare.
L’aria pulita, le temperature fresche e le passeggiate immersi nella natura sono ottime anche per chi non è proprio dell’umore adatto, magari avendo ricevuto da poco una diagnosi di tumore.

Se la meta scelta è al mare, allora attenzione all’esposizione al sole, perché le cicatrici chirurgiche post intervento, gli effetti collaterali della radioterapia o i farmaci fotosensibilizzanti rendono la pelle molto delicata e a rischio scottatura.
È comunque consigliato esporsi nelle ore meno calde della giornata, con l’abbigliamento adeguato.
No categorico, ma questo per tutti, alle lampade solari. Il mito di farsi le lampade, per preparare la pelle al sole è davvero un pensiero da sfatare!

Qualunque sia la località prescelta, è bene prestare attenzione alle infezioni virali o batteriche, anche se in generale il paziente oncologico, a meno che non sia affetto da tumore del sangue che riduce la risposta dei globuli bianchi, ha la stessa probabilità di contrarre virus di una persona sana.

Al mare, oltre a prendere il sole, si possono fare lunghe nuotate, super consigliate per chi deve perdere peso o ha dolori articolari.
Le donne con tumore al seno in cura con terapie ormonali adiuvante spesso soffrono di rigidità e dolori articolari soprattutto al mattino, per loro il nuoto aiuta a lenire il dolore.
Lo stesso discorso vale per chi soffre di tumore alla prostata con lesione ossee addensate, il mare aiuta riducendo al minimo il rischio di fratture.

Per chi invece non può per motivi di salute o lavoro spostarsi dalla propria città, sono consigliate gite fuori porta e visite alle bellezze culturali locali.
L’importante è ritagliare del tempo per sé stessi.

Ultimo, ma non meno importante consiglio, è quello di bere molti liquidi, soprattutto acqua e mangiare sano anche in vacanza.

In definitiva, le vacanze per i pazienti oncologici non sono proibite, anzi, basta scegliere la meta migliore confrontandosi con il proprio medico.



L'assistenza al malato oncologico deve essere continua nel tempo, anche dopo la malattia

La vita oltre la malattia richiede assistenza e supporto

L’assistenza ai malati di cancro non può essere legata solo alla fase della cura, ma deve proseguire anche nella fase della guarigione.

C’è una vita oltre la malattia e nonostante i paesi occidentali sembrano prestare attenzione ai bisogni fisici e psichici del paziente oncologico, molto deve essere fatto.
La rivista The Lancet pubblica una serie di articoli su queste tematiche per sensibilizzare operatori sanitari e decisori politici.
Partiamo dalla situazione nel nostro paese, che è all’avanguardia nella cura contro il cancro.
In Italia, infatti, il 50% degli uomini e il 63% delle donne è vivo a 5 anni dalla diagnosi, data importante soprattutto nella previsione delle recidive.
Ci sono, come sappiamo, alcuni tipi di tumore in cui la riuscita delle cure è molto alta, come alla tiroide, alla prostata, al seno.
Ovviamente molto dipende dal grado del tumore e dai programmi di screening ai quali tutti noi dovremmo sottoporci con regolarità.

Nella rivista The Lancet si delinea una criticità, sembra, cioè, che nei percorsi di assistenza ci si concentri troppo sulla fase di individuazione di possibili recidive e meno su quella post cura, con l’intento di migliorare la qualità della vita del malato oncologico.
Inoltre, la gestione dei controlli attualmente spetta a oncologi, ematologi, radioterapisti, ma dovrebbero essere coinvolti tutti, compresi medici di base e caregiver, per un approccio personalizzato ed efficace.

Gli effetti fisici e psicologici della malattia e soprattutto delle cure possono essere difficili da superare, senza un adeguato supporto.
A livello fisico le conseguenze della chemio sono diverse, dai problemi cardiaci, alla sindrome metabolica, all’osteoporosi, ai problemi sessuali.
E nonostante l’immunoterapia sia più tollerabile rispetto alla chemio tradizionale, anche alle cure più innovative seguono strascichi di effetti collaterali sull’apparato digerente, sulla pelle e sulle ossa.
Per non parlare dei bisogno psicologici, per i quali si necessita di un percorso terapeutico.
Per esempio abbiamo parlato dei risvolti del cancro sul rapporto di coppia. Leggi il nostro articolo.

Proprio con l’intento di scongiurare le recidive, è importante affiancare il paziente nel cambio dello stile di vita: smettere di fumare, controllare il peso corporeo, praticare attività fisica regolare, sono tutti comportamenti ai quali il paziente va indirizzato in un sistema assistenziale ideale.

Particolare attenzione, secondo il dossier di Lancet, va data a chi ha superato il cancro da bambino/a o da ragazzo/a, perché subisce il rischio di recidiva in età adulta, nonché i danni collaterali delle terapie.

L’assistenza continua è un obiettivo per i prossimi anni, sicuramente c’è molto da lavorare, anche in virtù della piena realizzazione della telemedicina.

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