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Quali sono le domande più frequenti sui farmaci contro il cancro?

10 domande sui farmaci contro il cancro

La SIF, Società italiana di farmacologia, fa il punto sulla situazione delle terapie farmacologiche contro il cancro, rispondendo a 10 domande sull’evoluzione dei farmaci, spesso accusati di essere inefficaci e dai devastanti effetti collaterali (SIF).

Ogni anno, in Italia, circa 1000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno, l’incidenza aumenta con l’età, data la minore capacità del nostro organismo di rispondere alle mutazioni genetiche.

Vediamo nel dettaglio come gli esperti oncologi del Sif rispondono alle domande più diffuse su cancro e terapie.

Si guarisce di cancro oggi, grazie ai farmaci?
La risposta, purtroppo, non può essere univoca, data la multiformità del cancro, tanto che dovremmo parlare di tumori.
Inoltre, a determinare il successo delle terapie, è la storia individuale del soggetto, perché ognuno di noi reagisce al cancro in maniera diversa.
Più che di guarire, si dovrebbe parlare di sopravvivenza a 5 o 10 anni oppure, quando non è possibile eradicare il tumore, di convivenza con la malattia.

Perché è difficile eradicare la malattia?
Perché le cellule malate sono molto simili a quelle sane, quindi le terapie rischiano di colpire entrambi i tipi, determinando i cosiddetti effetti collaterali.
Le terapie in tal senso stanno facendo passi da gigante, con farmaci sempre più selettivi, che bersagliano solo le cellule cancerogene.

La chemioterapia è ancora efficace?
La chemioterapia classica, basata sull’uso di farmaci citotossici, nonostante gli effetti collaterali, è ancora molto importante nella lotta contro il cancro.
Oggi, i farmaci chemioterapici sono utilizzati con successo nella cura dei tumori pediatrici e in combinazione con farmaci biologici o biotecnologici, hanno prolungato di molto l’aspettativa di vita di persone affette da tumori aggressivi.

La radioterapia è ancora efficace?
Sì, la radioterapia ha il merito di bersagliare in maniera più selettiva le cellule malate.
Grazie ad apparecchiature che colpiscono il cancro con fasci di luce da diverse angolazioni è possibile colpire il Dna delle cellule tumorali, distruggendole.

Terapie: nuove frontiere

Esistono terapie più precise e meno invasive della chemio o radioterapia?
La ricerca oggi ha permesso l’introduzione di nuovi farmaci sempre più selettivi, che identificano bersagli tipici.
È nella conoscenza della genetica che troviamo l’origine di farmaci più precisi, con meno effetti collaterali.
Pesiamo, ad esempio, agli inibitori della tirosin chinasi, per mezzo dei quali è stato studiato un farmaco capace di bloccare la crescita cellulare anche in diverse neoplasie, oppure agli inibitori del proteasoma e agli inibitori mTor, che vanno a colpire il metabolismo cellulare.

Se la genetica è così importante, perché il cancro non viene curato con farmaci genici?
La strada intrapresa dalla ricerca è proprio questa.
Da poco si parla degli ottimi risultati nella cura dei tumori sanguigni ottenuti con la terapia Cart-T.
Come funziona? I linfociti del sistema immunitario del paziente vengono prelevati, il loro Dna è modificato in laboratorio, in modo da riuscire a fargli riconoscere e attaccare le cellule malate.
Successivamente questi linfociti vengono fatti crescere di numero e reiniettati nel corpo del paziente.

Leggi qui la storia di Judy.

Un vaccino contro il cancro?
Benché al momento esistano forme tumorali, come il cancro alla cervice uterina, per i quali sono utilizzati vaccini, per il cancro in genere, è molto complicato studiare un vaccino valido.
I vaccini sensibilizzano il sistema immunitario contro un ospite sgradito, come un virus, riconoscendolo come estraneo.
Il problema con le cellule tumorali è che, come detto, sono molto simili a quelle sane e quindi è difficile identificarle come “diverse”. Inoltre, le cellule malate addormentano il sistema immunitario, rendendo difficile una sua risposta.

Al posto del vaccino, è possibile utilizzare anticorpi?
Sì, lo si sta già facendo per mitigare gli effetti collaterali della chemioterapia classica.
L’anticorpo rende la terapia più mirata, permettendo di riconoscere il bersaglio presente in misura maggiore sulla cellula non sana.

Quali tumori è possibile curare con gli anticorpi?
La terapia combinata di anticorpi monoclonali (con la massima omogeneità di bersaglio) e farmaci tossici è stata già adottata nella cura della leucemia mieloide acuta, delle ricadute del linfoma di Hodgkin e nel carcinoma della mammella positivo HER-2.  

Farmaci agnostici: cosa sono?

Quali i farmaci più promettenti?
Abbiamo accennato che le novità più importanti arrivano dalla genetica, perché la genetica permette di conoscere il tumore.
L’assunto secondo il quale più tumori hanno in comune le stesse mutazioni genetiche, ha aperto la strada ai farmaci “agnostici”, capaci di colpire tutti i tipi di tumore con la stessa mutazione.
Le terapie tumore-agnostiche attaccano le anomalie genomiche, indipendentemente dal sito di origine del tumore.
Dal 2017, anno in cui la FDA (Food and Drug Administration) approva il primo farmaco agnostico, la firma genomica del tumore guida la scelta del migliore trattamento, laddove fino a qualche anno fa i farmaci erano approvati in base all’organo di provenienza e alle caratteristiche istologiche.

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