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La sopravvivenza a 5 o 10 anni dipende da alcuni fattori come l'età, il tipo di cancro e la fase della malattia

Sopravvivenza e cancro

La sopravvivenza dopo il cancro è aumentata negli ultimi 15 anni e gli studi hanno tentato di misurare la guarigione nel tentativo di dare risposte al personale sanitario e soprattutto ai pazienti.
In Italia, dal 2006 al 2020 si è passati da 2 milioni e mezzo di sopravvissuti dopo la diagnosi a 3,6 milioni, circa il 5,7% della popolazione.

Guarigione e cancro sono termini spesso accostati, soprattutto nel linguaggio comune dei pazienti, che necessitano, ottenuta la diagnosi di cancro, di una prospettiva positiva per il futuro.
Per determinare la guarigione sono disponibili diversi indicatori, utili anche a comprendere l’impatto del tumore sulla popolazione totale, la qualità della vita dei pazienti e l’efficacia delle terapie.
In tal senso banalmente il tasso di guarigione permette di misurare l’efficienza dei sistemi sanitari nazionali.

Quali sono gli indicatori della sopravvivenza?

Quando si parla di cancro, parlare di sopravvivenza è delicato, nonostante i netti miglioramenti degli ultimi anni. Quali sono gli indicatori utilizzati?

  1. L’incidenza, cioè quanti nuovi casi sono diagnosticati nel target di riferimento nell’arco di un anno
  2. La sopravvivenza, la percentuale di quanti sopravvivono al tumore trascorsi 5 o 10 anni dalla diagnosi o dalla fine delle terapie
  3. La prevalenza, i casi totali di malati di cancro in una data popolazione
  4. La mortalità, quanti casi di morte in un anno sono addebitabili al cancro

Il concetto di guarigione soprattutto se legato al cancro non ha mai una definizione univoca o perentoria, anche quando si parla di sopravvivenza a 5 anni, non facciamo riferimento al numero dei pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi, ma al numero di quanti non sono morti a causa del cancro trascorsi 5 anni, eliminando l’incidenza di altre possibili altre patologie.

È vero, oggi, il cancro non è più una malattia incurabile, ma, come anticipato, la guarigione è un concetto ambivalente, a volte quasi astratto, la cui definizione va dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi all’impossibilità di guarire definitivamente dal cancro.

Sopravvivenza a 5 anni significato

Probabilmente avrai sentito parlare della sopravvivenza a 5 o 10 anni come indicatore universale per determinare la guarigione dal cancro.
Se analizziamo i dati degli ultimi anni, scopriamo che in Italia la mortalità continua a diminuire per entrambi i sessi: la sopravvivenza delle donne a 5 anni si attesta al 63%, quella degli uomini al 54%.

La stessa tendenza positiva si osserva negli altri paesi europei (dati Eurocare), nonostante i dati ci dicano in Italia si ha la possibilità di guarire prima e meglio dalla malattia.

A incidere sulla sopravvivenza sono il tipo di cancro e l’età.
Infatti, non tutti i pazienti affetti dallo stesso tumore hanno la stessa percentuale di sopravvivenza, perché i malati oncologici sono esposti a decesso per cancro, ma anche alle altre patologie condivise con la popolazione “normale”.
E con l’età che avanza, aumenta anche la possibilità di morire per cancro.
La sopravvivenza è inversamente proporzionale al crescere dell’età, probabilmente a causa della comorbilità e dal fatto che la presenza di ulteriori patologie infici la riuscita delle terapie, aumentando gli effetti collaterali.

Prevenzione secondaria e guarigione

La sopravvivenza a 5 anni è influenzata, anche, dalla fase nella quale viene diagnostica la malattia e l’efficacia delle terapie e di conseguenza molto importante è l’adesione ai programmi di screening, quella che comunemente chiamiamo prevenzione secondaria e l’accesso alle cure.
La sopravvivenza, come anticipato, è legata all’età e al tipo di tumore e in alcuni casi la “guarigione” medica è addirittura antecedente a tale limite temporale.
Per esempio il tempo per la guarigione è inferiore ai 5 anni per il tumore della tiroide, del testicolo e dei linfomi di Hodgkin; inferiore ai 10 anni per tumore della cervice uterina, colo retto e melanoma.

Mentre per altri tumori, il rischio che la malattia si ripresenti permane per molto tempo e in altri ancora, si parla di cronicizzazione.
Atro dato da considerare positivamente, è che più passa il tempo, più il rischio di una ripresa della malattia o di morte tende a diminuire.

In conclusione, solo fino a pochi anni fa, sopravvivere a una diagnosi di cancro sembrava impossibile, oggi la sopravvivenza è in netta crescita, grazie alla prevenzione primaria e secondaria e a cure sempre più personalizzate ed efficaci.

Il piano europeo contro il cancro prevede una serie di iniziative a promozione della salute dei cittadini

Piano Europeo contro il cancro: tutti verso lo stesso obiettivo

La lotta contro il cancro rappresenta una priorità della Commissione Europea e lo dimostra l’ideazione di un piano europeo condiviso, con la volontà di migliorare il controllo e la cura della malattia.

Nonostante i vistosi miglioramenti degli ultimi 10 anni, ancora molto deve essere fatto: nel solo 2020 in Europa circa 2,7 milioni di persone hanno ricevuto una diagnosi oncologica e circa 1 milione di persone è morto a causa del cancro.
I dati ci dicono che lo scenario nel 2035 potrebbe peggiorare con un aumento dei casi del 25% e conseguenze non solo sulla salute dei malati, ma anche sulla gestione economica del vecchio continente.

Circa il 40% dei tumori è evitabile secondo il Piano della UE

Il Piano Europeo per sconfiggere il cancro (Europe’s Beating Cancer Plan) è stato presentato nel febbraio del 2021, con l’intento di salvaguardare la salute dei cittadini europei, soprattutto contro i tumori cosiddetti evitabili.
È un piano antropocentrico, così come lo ha definito Margaritis Schinas, vice-presidente della Commissione europea, che prevede l’investimento di 4 miliardi di euro nel promuovere comportamenti salutari e azioni preventive da parte dei governi.

Infatti, tra gli stati membri della UE esistono molte differenze a livello di lotta contro il cancro: per esempio, la percentuale di donne che si sottopone a controlli regolari varia dal 6 al 90% per il tumore al seno e dal 20 al 80% per quello alla cervice uterina.
Differenze anche per quanto riguarda l’accesso alle cure, nonostante gli esperti confermino che circa il 40% di tumori potrebbe essere evitato.

I punti del Piano europeo contro il cancro

Il Piano europeo si articola in 4 aree, dalla prevenzione alla qualità di vita dei pazienti. Vediamone i punti essenziali:

  • Il piano mira a ridurre al minimo il consumo di tabacco, con l’ambizioso obiettivo di portare al 5% il consumo entro il 2040
  • Ridurre il consumo di alcol e l’inquinamento ambientale
  • Migliorare l’alfabetizzazione sanitaria per promuovere stili di vita più sani
  • Prevenire i tumori legati alle infezioni, come il papilloma virus
  • Promuovere la diagnosi precoce con la promozione di programmi di screening
  • Garantire a tutti eguale accesso alle cure di qualità, con l’istituzione di centri oncologici di eccellenza.
  • Migliorare la qualità della vita dei malati e dei sopravvissuti al cancro, mediante una migliore assistenza di follow up, assistenza sociale e parità di accesso ai sistemi finanziari

Per promuovere le nuove tecnologie, la ricerca e l’innovazione verrà creato un centro di conoscenze sul cancro, nonché un’iniziativa UE sulla diagnostica per immagini, a sviluppo della medicina personalizzata e delle soluzioni innovative.

Esistono tipi di prevenzione diversi diretti a tutta la popolazione o ai soggetti definiti ad alto rischio

Quali tipi di prevenzione esistono?

Parliamo spesso di tipi di prevenzione, di quanto adottare uno stile di vita sano e sottoporsi a controlli regolari siano le armi che abbiamo a disposizione nella lotta contro il cancro.

Ma quanti tipi di prevenzione esistono? E quali sono le scelte dipese dal soggetto, che incidono sulla salute in generale e sulla probabilità di sviluppare il cancro in particolare? Vediamole nel dettaglio.

Cosa intendiamo per prevenzione medica?

La prevenzione medica è l’insieme delle attività, azioni e interventi che mirano a ridurre la morbilità, cioè il numero di malati in un tempo e luogo specifici, la mortalità e i rischi legati al profilarsi di una data patologia.

La prevenzione promuove la salute del singolo e della collettività coinvolgendo diversi specialisti, non solo oncologi, ma anche infermieri, psicologi o assistenti sociali.
Inoltre, l’obiettivo della prevenzione è anche quello di migliorare la qualità di vita del malato e promuovere il suo inserimento nel tessuto lavorativo, sociale e familiare.

Prevenzione primaria: cosa s’intende?

Nella prevenzione primaria vengono adottati interventi e promossi comportamenti atti a ridurre l’insorgenza o lo sviluppo della malattia.
Nella popolazione sana, la prevenzione primaria incentiva comportamenti “sani” che riducono la possibilità di contrarre il cancro, agendo sui fattori di rischio.
Esistono, in realtà, due tipi di fattore di rischio collegati al cancro: il sesso, la genetica, l’età sono detti immodificabili, mentre i comportamenti o l’ambiente sono inseriti tra i fattori di rischio modificabili.
Ci si può rivolgere a tutta la popolazione, pensiamo ad esempio alla promozione dell’attività fisica regolare, o a gruppi di persone ad alto rischio, come i fumatori.

Le campagne antifumo, quelle pro vaccinazione HPV, l’educazione alimentare, la chemioprevenzione mirano tutte a ridurre, quindi, i fattori di rischio.

Quali sono gli obiettivi della prevenzione secondaria?

Nella prevenzione secondaria la malattia è presente in uno stadio iniziale e curata, spesso ancora prima della comparsa dei sintomi.
Lo strumento per eccellenza della prevenzione secondaria è lo screening, che permette di ridurre al minimo le conseguenze della malattia.
I pap test, la mammografia, l’ecografia alla prostata, la ricerca di eventuali partner sessuali per chi ha sviluppato una malattia sessualmente trasmissibile sono tutti controlli ai quali sottoporsi in base all’età e alla familiarità con la patologia oncologica.

Inoltre, i programmi di screening possono coinvolgere tutta la popolazione in base a criteri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tra i tipi di prevenzione anche la terziaria

Quando parliamo di prevenzione terziaria facciamo riferimento ai programmi per prevenire le recidive o metastasi, successive alla fine dei trattamenti.
Appartengono a questa fase le terapie adiuvanti e le misure riabilitative e assistenziali volte a reinserire il soggetto nella realtà sociale e lavorativa e aumentare la qualità di vita.

Tutti i tipi di prevenzione partono dalle scelte del soggetto, che nella quotidianità può mettere in atto comportamenti, come smettere di fumare, mangiare sano, sottoporsi a controlli regolari, con i quali sarebbe possibile, dati alla mano, prevenire circa il 30% dei tumori.







Ricerca traslazionale: 7th congresso internazionale

7th International Meeting on new drugs and new insight in a breast cancer

Si terrà presso l’Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma (22-23 aprile 2022) il 7° Incontro Internazionale sui nuovi farmaci e le nuove intuizioni sul cancro al seno.

Oncologi, ricercatori e clinici di fama mondiale presentano le novità sulla cura del cancro alla mammella.
L’attenzione è rivolta alla ricerca traslazionale e ai risultati degli studi clinici.


In particolare, la ricerca traslazionale in oncologia ha il merito di tradurre le scoperte scientifiche di laboratorio in applicazioni cliniche per migliorare la vita del paziente, riducendone la mortalità.


Semplificando, l’affermazione inglese: ”from bench to the bedside” – dal bancone del laboratorio al letto del paziente, riassume perfettamente l’approccio ponte tra scienza e medicina applicata.




Il codice europeo contro il cancro contiene 12 regole per prevenire il rischio di cancro

Codice europeo contro il cancro: 12 regole per ridurre il rischio

Il Codice europeo contro il cancro è l’insieme di 12 semplici regole creato per volontà della Commissione Europea per informare i cittadini sulle azioni preventive da seguire.

La prima edizione del Codice europeo contro il cancro risale al 1987, da allora una commissione medica ha rivisto i comportamenti suggeriti in base al progresso scientifico e alle scoperte.

Il Codice è stilato dall’’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)

Qui abbiamo parlato della lista degli alimenti cancerogeni.

Si stima, infatti, che circa il 30% delle neoplasie sarebbero evitate se le persone seguissero i comportamenti suggeriti dal Codice.
Le norme influenzano la vita del malato, ma anche delle persone care, dei cosiddetti caregiver.

Vediamo nel dettaglio le 12 regole.

Le 12 regole del Codice europeo contro il cancro

  • Smettere di fumare

Il fumo è tra le maggiori cause di malattia nel mondo e di tumori maligni.
Si stima infatti che l’80% dei tumori al polmone sia adducibile al tabagismo e recenti ricerche dimostrano la correlazione tra il fumo e tumori alla cavità orale, alla laringe, al pancreas e ad altre parti del corpo.

Il fumo è pericoloso sia attivamente, ma anche per chi lo subisce passivamente.

  • L’inalazione passiva del fumo provoca malattie polmonari, asma e ha conseguenze anche sul feto: donne che fumano in gravidanza mettono al mondo bimbi sottopeso con un rischio maggiore di sviluppare malattie respiratorie.

La buona notizia è che smettere di fumare non solo è possibile, ma diminuisce il rischio cancerogeno a qualsiasi età.

Tra le le regole: uno stile di vita sano

Le persone che seguono uno stile di vita sano hanno il 18% di possibilità in meno di ammalarsi di cancro, per questo nel Codice europeo contro il cancro si ribadisce il valore di una sana alimentazione.

  • Mantieni il peso forma

L’aumento di peso e l’obesità sono tra le cause di alcuni tipi di cancro, come quello al colon, allo stomaco e in particolare per le donne, è dimostrata la correlazione tra obesità e cancro al seno, all’ovaio e all’endometrio.
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La riduzione è conseguenza di un peso corporeo normale, con indice di massa tra i 18,5 e i 24,9 kg/m², di un’alimentazione priva di bevande zuccherate, cibi fast food, che limita il consumo di carne e alcool.

Inoltre, le donne che allattano hanno una minore probabilità di sviluppare il tumore al seno e, come spesso abbiamo ribadito, praticare attività fisica regolare è consigliato.

  • Muoviti, fai sport

L’attività fisica permette, come l’alimentazione sana, di mantenere un peso salutare e maggiore equilibrio degli zuccheri nel sangue. In tal modo l’insulina e gli ormoni responsabili di infiammazioni apripista del cancro vengono tenute sotto controllo.
Il consiglio degli esperti è quello di limitare il tempo che trascorriamo seduti davanti al pc o alla tv, perché la vita sedentaria è nemica della salute.

  • Segui una dieta sana

Privilegia il consumo di cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Limita i cibi a elevato contenuto calorico e le bevande gassate.
Evita le carni conservate e controlla la quantità di sale negli alimenti.

  • Bevi poche bevande alcoliche

È dimostrato che bere alcol sia causa di almeno 7 tipi di cancro, di cui quello al fegato è il più conosciuto.

Più alcol si consuma, più il rischio cresce.

Le cause sono da rintracciare nelle sostanze presenti nell’alcol come l’etanolo che nel nostro corpo si trasforma in acetaldeide, entrambi sono cancerogeni.
Inoltre, l’alcol danneggia le cellule del fegato, provocando la cirrosi o aumenta la produzione di estrogeni, responsabili del cancro al seno.

Altri comportamenti preventivi

  • Evita un’eccessiva esposizione solare, soprattutto per i bambini

La pelle abbronzata piace un po’ a tutti, ma l’esposizione ai raggi ultravioletti A e B del sole e dei lettini autoabbronzanti nel lungo periodo può provocare il cancro alla pelle, come il melanoma.
Quindi è meglio non esporsi nelle ore più assolate, utilizzare sempre la protezione solare e cappelli per ripararsi dai raggi.

  • Proteggiti dall’esposizione a sostanze cancerogene

Alcuni tipi di lavoro richiedono l’uso di sostanze artificiali (chimiche) o naturali che possono provocare il cancro.
Per questo, è compito dei Governi e dei datori di lavoro monitorare la situazione lavorativa nel rispetto delle direttive per ridurre l’esposizione alle sostanze cancerogene nei luoghi di lavoro.

I tumori professionali sono prevenibili, ma tanto deve ancora essere fatto.

  • Accertati di non essere esposto al radon, il gas radioattivo naturale che può entrare anche nelle abitazioni attraverso il sottosuolo.
  • Se puoi, allatta il tuo bambino

Le donne che allattano i loro bambini per lunghi periodi hanno minori possibilità di sviluppare il cancro al seno rispetto a chi non allatta.
Non conosciamo ancora precisamente perché l’allattamento sia un meccanismo protettivo per le donne, ma il dato potrebbe essere legato alla modifica della struttura del seno e alla minore esposizione ormonale.

  • Limita l’uso di farmaci ormonali

I farmaci possono avere effetti desiderati e indesiderati. La terapia ormonale, per esempio, è il trattamento usato nelle donne per alleviare i sintomi della menopausa, ma aumenta il rischio di cancro.

Così come l’uso di contraccettivi, da un lato è associato a un rischio moderato di cancro al seno, dall’altro è consigliato come forma preventiva del cancro all’ovaio o all’endometrio.

Quindi, prima di assumere qualsiasi farmaco è sempre consigliato fare riferimento al proprio medico.

  • Fai vaccinare i tuoi figli

Un quinto dei casi di cancro nel mondo è legato a virus o batteri, per questo è bene seguire le indicazioni sulle vaccinazioni contro virus quali l’epatite b, l’epatite C e l’Hpv.

  • Fai controlli regolari

Aderire ai programmi di screening significa prevenire la morte per cancro e il discorso vale sia per le donne che per gli uomini.
Nella Ue programmi di screening altamente specializzati sono garantiti per il tumore al seno, al collo dell’utero e dell’intestino.

Il Codice europeo contro il cancro è composto di poche e semplici regole preventive non solo contro il cancro, ma anche contro altre patologie, come il diabete, i disturbi all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.
La prevenzione parte dai nostri comportamenti, dei quali siamo responsabili anche rispetto alle persone vicine.

Diagnosi e trattamento della paziente affetta da tumore mammario

Il meeting online in programma il prossimo 18 marzo ha lo scopo di mettere a confronto l’esperienza di diversi professionisti della cura del cancro al seno avanzato/metastatico ormonosensibile (HR+ e HER2-).

Inoltre, il momento è l’occasione per riflettere sull’impatto dell’approccio multidisciplinare e l’utilizzo di nuovi farmaci nel trattamento delle forme più aggressive di cancro al seno.

L'AIOM richiede il diritto all'oblio dei guariti oncologici

Diritto all’oblio oncologico: perché una legge?

AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) lancia la raccolta firme per una legge sul diritto all’oblio.
Circa 1 milione di persone guarite dal cancro oggi subisce discriminazioni e richiede a gran voce il diritto all’oblio oncologico.
Ottenere un mutuo o un prestito, adottare un bambino o trovare lavoro sono alcuni dei diritti spesso negati a chi è guarito dal cancro.

Diritto all’oblio in Europa:

La Francia è stata il primo paese europeo a legiferare sul diritto all’oblio: coloro che hanno sofferto di cancro trascorsi 10 anni dalla fine delle cure e 5 anni per chi ha avuto il cancro prima della maggiore età non sono obbligati a dichiarare la malattia pregressa al momento di richiedere un servizio finanziario.
Una posizione analoga ad altri paesi come il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda e il Portogallo.

Ora tocca all’Italia.

Il Presidente della FAVO, Francesco De Lorenzo, afferma che nei prossimi mesi, in collaborazione con Alleanza contro il cancro, AIOM e tutti gli IRCCS oncologici, verrà presentata una position paper riassuntiva delle motivazioni a favore del diritto all’oblio, per eliminare definitivamente lo stigma di cancro uguale morte.

Gli oncologi chiedono una ricategorizzazione del malato di cancro, perché oggi sotto l’egida di “sopravvissuto” sono inclusi pazienti che convivono con neoplasie cronicizzate, malati con tumore dalla progressione lenta e quelli che possono essere dichiarati effettivamente guariti o comunque con remissione clinica per un lungo periodo di tempo.

Cancro e aspettativa di vita

Secondo Armando Santoro, uno dei curatori del libro Guariti e cronici. Manuale di oncologia clinica, la classificazione deve tenere in considerazione il tipo di neoplasia, perché il tempo necessario a raggiungere la stessa aspettativa di vita della popolazione sana molto dipende dal tipo di cancro.

Infatti, il rischio che la malattia si ripresenti è inferiore a 5 anni per il cancro alla tiroide, 10 per quello al colon; mentre, nel caso di tumori più frequenti come quello al seno o alla prostata, l’arco di tempo è più ampio, circa 20 anni.

La realtà è complicata dal fatto che se i pazienti, trascorso un certo periodo di tempo, chiedono agli oncologi di essere dichiarati guariti, da parte dei clinici c’è una certa ritrosia, per evitare di infondere false speranze, prediligono l’uso di espressioni come “nessuna evidenza di malattia” o “remissione”.

La legge su diritto all’oblio voluta da AIOM

Oggi l’accesso a molti servizi sembra essere negato alle persone guarite o “sopravvissute” al cancro.
Ecco perché AIOM lancia la campagnaIo non sono il mio tumore” e promuove la raccolta firme per attirare l’attenzione sul tema del diritto all’oblio e arrivare a un vero e proprio provvedimento legislativo.

La legge permetterebbe di non essere più etichettati come malati di cancro trascorsi 5 anni dal temine delle cure per chi lo ha avuto in età pediatrica e 10 per tutti gli altri pazienti.
Di cancro si guarisce o comunque i programmi di screening e il costante miglioramento delle cure hanno fatto sì che molti tumori siano curabili e altri cronicizzati.

A favore dell’iniziativa, AIOM realizza la prima guida sul diritto all’oblio oncologico, un sito web e una campagna social per raggiungere l’obiettivo di raccogliere almeno 100mila firme.

Ecco il link al portale www.dirittoallobliotumori.org. per aderire all’iniziativa.

Sono già pervenute circa 13mila firme di malati, caregiver, persone sensibili all’argomento che chiedono una legge come già avvenuto in altri paesi europei che legalizzi il diritto all’oblio, cioè il diritto ad aprire un’attività, comprare una casa, adottare un bambino, senza che l’essere stati malati sia la lettera scarlatta tatuata a vita.

In conclusione se molto è stato fatto a livello di cure oncologiche, ancora tanto deve essere fatto sia a tutela del lavoro dei malati oncologici sia in fatto di diritti e accessi negati.

come l'attività fisica previene il cancro

Attività fisica contro il cancro

L’attività fisica protegge dal cancro anche anni dopo averla pratica.

Abbiamo più volte ribadito l’importanza di adottare uno stile di vita sano, sia a livello di alimentazione sia a livello di pratica sportiva, come deterrenti contro il cancro.
Riguardo al consumo di cibo sano sono stati fatti molti passi avanti e le persone sembrano sempre più interessate a ciò che mangiano.
Invece, sul praticare attività fisica regolare, nonostante le raccomandazioni degli esperti, i pazienti appaiono ancora scettici.

Gli uomini che pratica più attività fisica sviluppano meno il cancro

Le ricerche scientifiche a conferma di questa tesi sono molte.
Uno studio presentato qualche anno fa al congresso dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) ci conferma come gli uomini che hanno svolto attività fisica prima dei 50 anni negli anni successivi siano meno soggetti a sviluppare tumori con un indice di mortalità più basso per neoplasie e malattie cardiovascolari.

La ricerca ha coinvolto circa 17mila uomini americani monitorati per 20 anni e ha l’obiettivo di analizzare l’incidenza dell’attività fisica sul cancro.
Per stabilire il livello di allenamento gli uomini sono stati sottoposti al MET-test, cioè la registrazione della performance durante la corsa su tapis-roulant.
Bene, gli uomini in buona forma fisica prima dei 50 anni registrano il 68% in meno di possibilità di sviluppare il tumore al polmone e il 38% quello al colon.
Inoltre, il rischio di morte per cancro scende al 14% e quello per malattie cardiovascolari al 23%.

Sport come prevenzione primaria

Diversi studi epidemiologici, oltre al citato studio americano, dimostrano la relazione tra attività sportiva e alcuni tipi di cancro.

  • Cancro al colon: le ricerche confermano la correlazione tra la pratica sportiva e la diminuzione del rischio di ammalarsi di cancro al colon.

I benefici sono maggiori se l’attività è continuativa e non spezzata nell’arco della giornata e praticata con intensità per almeno 30-60 minuti al giorno.
Sono da prediligere le attività aerobiche, come la corsa, dove il tessuto muscolare utilizza ossigeno per sintetizzare la molecola ATP.
Il moto riduce il peso corporeo e gli effetti tossici e infiammatori, riducendo il tempo di permanenza degli scarti nell’intestino.

  • Cancro al seno: un’attività fisica frequente riduce la possibilità di sviluppare il tumore al seno.

Mezz’ora di attività giornaliera riduce il peso, la concentrazione degli estrogeni, il rilascio dell’insulina nel sangue e stimola il sistema immunitario.
Stesso discordo per il tumore all’endometrio, dove i dati mostrano una riduzione tra il 20-40% dell’incidenza tumorale in relazione all’intensità e regolarità dell’attività fisica.

  • Dati incoraggianti per il tumore al polmone, anche se il fumo nelle donne è ancora una variabile determinante nello sviluppo della patologia; nel tumore alla prostata l’attività fisica ha il merito di ridurre la circolazione di ormoni femminili responsabili delle infiammazioni apripista tumorali.

In questo caso, oltre all’attività fisica in sé, appare determinante la correlazione tra obesità e forme aggressive di cancro alla prostata, questo anche rispetto alla comparsa di recidive.

In conclusione, l’esercizio fisico è uno dei fattori ambientali in grado di determinare in positivo la propensione allo sviluppo di alcuni tipi di neoplasie, migliorando anche la reazione ai trattamenti.

esami per scoprire il cancro alla prostata

Prostata: gli esami sul cancro da eseguire

La Società Italiana di Urologia (SIU) consiglia in generale dopo i 50 anni e dopo i 45 se si ha familiarità con il tumore screening regolari alla prostata.

È importante distinguere tra il tumore prostatico e l’ipertrofia prostatica benigna, che corrisponde a un ingrossamento della ghiandola presente già in fase puberale.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli esami più prescritti per diagnosticare il cancro alla prostata e come interpretare gli eventuali risultati.

Sospetto di cancro alla prostata: quali sono gli esami da fare?

  • Il dosaggio del Psa è una semplice analisi del sangue che permette di individuare i livelli di antigene prostatico ed è molto utile in fase di diagnosi perché i valori del Psa aumentano alla presenza di cellule malate, le quali innalzano il livello di antigene.
    Il superamento del valore soglia di 4 nanogrammi per millilitro può essere sintomo della comparsa della patologia.
    Il test del Psa è importante soprattutto nel valutare l’evoluzione della malattia, ma non è affidabile al 100%, nel senso che non è un indicatore assoluto del cancro prostatico e i risultati vanno sempre letti in correlazione con il quadro clinico, che è soggettivo.
  • Esami importanti per lo studio della patologia sono l’esplorazione rettale, utile anche per capire dove è localizzato l’aumento ghiandolare e l’ecografia trans rettale, mediante sonde ad alta frequenza, che aiutano a mostrare eventuali segni di infiammazione, zone sospette e a prelevare tessuto in maniera netta durante la biopsia.
  • Nel caso di un sospetto clinico o biochimico elevato, il medico prescrive una biopsia multipla trans rettale, con il prelievo di campioni di tessuto analizzati al microscopio.

    Ricorda che il tumore alla prostata è uno dei più comuni tra gli uomini e nella maggior parte dei casi è asintomatico, perché si sviluppa in una porzione periferica della ghiandola.
    I programmi di screening sono importanti, così come la storia familiare e di salute del paziente, attraverso la quale il medico può fare una valutazione completa.

Ottobre è il mese della prevenzione

In seno alla salute: prevenzione la parola d’ordine

In seno alla salute è la campagna ideata dal Ministero della salute in collaborazione con le breast Unit delle Università di Tor vergata e Modena e Reggio Emilia per promuovere la prevenzione.

Il programma vuole fornire alle donne in età fertile sia informazioni sulla salute riproduttiva e sull’infertilità determinata dal cancro al seno sia la possibilità di effettuare un consulto medico telefonico gratuito.

Nelle breast unit sono coinvolti specialisti di diverse discipline: curare il cancro significa inserire la patologia in un quadro multidisciplinare.
Il progetto è incentrato sul cancro al seno, la patologia più diffusa tra le donne, i dati, infatti, ci dicono che circa il 30,3%  delle forme tumorali femminili è al seno appunto.
Dalla fine degli anni  90 si  osserva una generale diminuzione della mortalità, legata al successo della diagnostica e delle terapie personalizzate.
In seno alla salute rientra nei programmi volti a diffondere maggiori informazioni sul cancro e a promuovere i programmi di screening, così determinanti, prima che la situazione diventi irreparabile.
Tramite la compilazione di un questionario anamnestico, la paziente è riconosciuta o meno come soggetto a rischio.

Uno specialista, in seguito all’analisi dei dati, consulta la paziente a telefono e se lo ritiene necessario può prescrivere ulteriori accertamenti.

Ottobre: il mese della prevenzione

L’Ottobre Rosa è il movimento nato per sensibilizzare le donne sul valore della prevenzione: primaria, ovvero modificare quei comportamenti considerati ad alto rischio e secondaria, aderire ai programmi di screening e diagnosi precoce per monitorare con costanza il proprio stato di salute.
Incrementare l’adesione ai programmi di screening, comunicare misure come l’autopalpazione e chiarire i dubbi riguardanti la possibilità di concepire anche con un tumore al seno sono tutte misure volte a prevenire l’insorgenza della malattia e a convivere con la diagnosi.

Gli obiettivi di In seno alla salute sono proprio questi, l’iniziativa punta al raggiungimento degli standard in linea con il piano di azione globale dell’Oms per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili.

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