Tag: progresso scientifico

Il cancro era curato con gli interventi chirurgici

Cura del cancro: dai primi interventi a oggi

La cura del cancro ha inizio nei primi anni del 1900, dai primi interventi chirurgici fino alle moderne tecniche immunoterapiche.


Nell’ultimo secolo il cancro è diventata una malattia molto diffusa a causa del cambiamento dello stile di vita, dell’inquinamento ambientale e dell’aumento della vita media.
Oggi, però, fa anche meno paura e questo grazie ai miglioramenti nei programmi di screening e a cure sempre più mirate e personalizzate: la lotta della scienza contro il tumore è ricca di successi.

Ripercorriamo le tappe più significative della lotta al cancro:

Agli inizi del ‘900 l’approccio chirurgico è quello più utilizzato, con l’obiettivo di eliminare la massa tumorale dal corpo del paziente.
Proprio in quel periodo registriamo le prime soluzioni di anestesia totale ideali per gli interventi.
Grazie alla scoperta della radioattività ad opera di Marie Curie, alcuni scienziati russi espongono malati di tumore alla pelle a sostanze radioattive.

Una data importante è il 1947: presso il Children’s Hospital di Boston si registra la prima parziale remissione in un bambino di 4 anni affetto da leucemia.
La malattia è curata con la molecola aminopterina, capace di inibire la crescita delle cellule tumorali.
Prima del 1947, i bambini malati di leucemia vivevano pochi mesi.

Intorno alla metà del 1900, è approvato il primo farmaco chemioterapico, la mostarda azotata.
La molecola, usata per lo più per fini bellici, ha la caratteristica di indurre così tante mutazioni nelle cellule da condurle alla morte.
Gli scienziati provano a utilizzare la mostarda azotata per debellare le cellule cancerose e ottengono buoni risultati nella cura del linfoma di Hodgkin.
Tra il 1950 e il 1970,  si arriva alla conclusione che il tumore può essere curato con farmaci combinati e che la mastectomia totale non rappresenta l’unica forma di cura del tumore al seno.

Dalle terapie ormonali al recettore Car-T: la cura oggi

Sempre riguardo alle neoplasie alla mammella, nel 1980 si distinguono due categorie: ormonosensibili e non ormonosensibili.
Le prime forme di cancro sono dotate di recettori per neutralizzare il tumore. Quindi, dopo l’intervento, alla paziente viene prescritta una cura ormonale che aumenta la probabilità di guarigione. Fondamentale in questo percorso di cura è l’uso dell’tamoxifene, una molecola rivoluzionaria nella lotta alle recidive.
Qualche anno più tardi, la ricerca approva il primo farmaco a bersaglio molecolare: il rituximab per colpire selettivamente le cellule malate.
Le terapie sono sempre più mirate a interrompere i meccanismi che alimentano il tumore e sul produrre farmaci come il bevacizumab, che agisce sui vasi sanguigni bloccando il nutrimento per le cellule malate.
Gli ultimi anni sono stati davvero significativi con l’immunoterapia e le molecole capaci di stimolare il sistema immunitario del malato e gli studi sui recettori CAR-T.

La tecnica prevede il prelievo di Linfociti T nel malato per modificarli in laboratorio, innestando sulla loro superfice il recettore CAR, Chimeric Antigenic Receptor.

Le conquiste scientifiche dimostrano come investire nella ricerca è la strada giusta, perché il cancro in futuro sia una malattia curabile in tutte le sue forme.

sanità digitale

Connected Care: verso una sanità digitale

L’integrazione dei dati costituisce il presupposto per la Connected care, una sanità digitale e connessa in grado di assicurare servizi in linea con la sostenibilità e i bisogni dei cittadini.

Gli strumenti digitali di comunicazione medico-paziente e le soluzioni di Telemedicina hanno assunto un ruolo fondamentale, soprattutto durante l’ultimo anno.
Il Ministro Speranza nel presentare lo scorso 17 marzo le linee programmatiche del suo dicastero, ha ribadito l’importanza della medicina territoriale e dell’ammodernamento tecnologico delle strutture ospedaliere.
L’obiettivo è quello di investire maggiori risorse nel digitale.
L’ipotesi è quella di creare un’infrastruttura unica a livello nazionale per la gestione delle informazioni e il conseguente miglioramento della governance.

Connected care: progressi

La Connected care è un modello di cura in cui il cittadino è posto al centro di un ecosistema di servizi che lo supportano dalla ricerca delle informazioni, alla prevenzione, al percorso terapeutico.
Certo, stiamo parlando di un progresso difficile da realizzare, che richiede omogeneità laddove le scelte locali e incoerenti hanno generato frammentazioni difficili da sanare.


Fino allo scorso anno, le ricerche effettuate dall’Osservatorio Innovazione Digitale in sanità mostravano livelli di diffusione di tali applicazioni molto bassi: si osservavano sperimentazioni sporadiche presenti in alcune strutture sanitarie e i medici che dichiaravano di utilizzare queste applicazioni erano in media al di sotto del 5% degli intervistati.
Durante l’anno pandemico, si registra una crescita dell’attenzione verso la telemedicina, fondamentale secondo 3 medici specialisti su 4 nella gestione dell’emergenza, e anche verso l’intelligenza artificiale, ritenuta utile per aumentare la personalizzazione delle cure, anche se ancora poco utilizzata dai medici.
Anche i clienti-pazienti hanno mostrato maggiore interesse per la telemedicina.
Infatti, un cittadino su 3 vorrebbe sperimentare una televisita con il proprio medico generale, il 29% con uno specialista, un altro 29% sarebbe interessato ad un tele-monitoraggio dei propri parametri clinici e uno su 4 proverebbe una video-chiamata con uno psicologo. Chi non mostra interesse, circa il 59% degli intervistati, preferisce incontrare il medico di persona.

Gli attori sociali della sanità digitale

Cittadini, medici, aziende sanitarie, Regioni, Governo, aziende dell’offerta, assicurazioni, aziende farmaceutiche, università e centri di ricerca sono chiamati a una collaborazione attiva.
La presenza di una governance dei dati a livello nazionale è essenziale per consentire la raccolta e lo scambio di informazioni tra tutti questi attori.
Questa visione è condivisa anche dall’Europa, che con la pubblicazione del European Strategy for Data mira a rafforzare la collaborazione internazionale raggiungendo i seguenti obiettivi:
-scambio dei dati sanitari dei pazienti
-sostegno alla ricerca
-accesso facilitato ai dati sanitari
-promozione della medicina digitale
-sicurezza del trattamento dei dati

La situazione in Italia


In Italia, a livello regionale, assistiamo a un diverso approccio nell’utilizzo delle piattaforme per la gestione dei dati.
Il Fascicolo sanitario elettronico è poco conosciuto dai cittadini, che pensano di non averne bisogno e gli stessi medici di famiglia ne fanno un uso ancora davvero esiguo.
Il Decreto Rilancio offre un forte impulso all’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico, eliminando la necessità di consenso all’attivazione.
In questo contesto le aziende sanitarie giocano un ruolo fondamentale nella raccolta, analisi e valorizzazione dei dati.
La raccolta dei dati deve avvenire ai diversi livelli:
-il cittadino, che con molta facilità deve poter comunicare o accedere ai dati sulla propria salute;
-il medico di famiglia e il medico specialista, che raccoglie dati strutturali attraverso Cartelle Cliniche Elettroniche;
-le aziende sanitarie, che integrano le varie tipologie di dati all’interno di un sistema omogeneo.
Infine, le Regioni e il Ministero devono valorizzare e promuovere la Connected care.

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