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Tumore prostatico: effetti delle cure

Sophos Biotech partecipa al corso “La gestione integrata multi-specialistica del paziente con carcinoma prostatico avanzato che si terrà a Pisa il prossimo 9 settembre.
Il focus dell’incontro è la gestione del paziente con carcinoma prostatico in fase avanzata trattato con terapia ormonale. In particolare verranno analizzati gli effetti collaterali delle cure soprattutto sulle ossa e sul possibile rischio cardiovascolare.

sequenziamento nella ricerca

Sequenziamento Nanopore e decorso tumorale

Il sequenziamento di terza generazione rappresenta un metodo innovativo per il monitoraggio dei pazienti oncologici e l’analisi del genoma tumorale.



Lo studio messo a punto da ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc), dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), dell’Università di Pisa (Unipi), dell’Università di Firenze (Unifi) e dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup) vuole dimostrare come poche gocce di sangue siano sufficienti per monitorare il decorso della malattia.
Quindi con un semplice prelievo ematico è possibile monitorare le alterazioni del Dna nei pazienti oncologici e, addirittura, predire l’evoluzione che avrà il tumore in una persona piuttosto che in un’altra.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Cancer.


Metodologie a confronto


La nuova metodologia, basata sul sequenziamento di terza generazione, si inserisce nel filone della biopsia liquida, ovvero la predizione del decorso della malattia attraverso i biomarcatori presenti nel sangue.
Le analisi basate sul sequenziamento del Dna cell-free, eseguite con sequenziatori di seconda generazione, sono estremamente efficaci, ma non sempre accessibili anche a causa dei costi di strumentazione.
Le piattaforme di sequenziamento di terza generazione, come i sequenziatori Nanopore, sono più economiche.

La tecnologia Nanopore applicata alla ricerca contro il cancro

Nella ricerca si parte dal prelievo di sangue per individuare il DNA danneggiato, caratterizzato da frammenti piccoli, derivati dalla morte delle cellule sane e, nei pazienti oncologici, dalla morte di quelle tumorali.
La frazione varia a seconda dello stato del tumore: è limitata nei primari e dopo la terapia e aumenta nei tumori metastatici.
Il DNA purificato dal plasma dei pazienti è sequenziato attraverso tecnologia Nanopore.
Nel sequenziamento Nanopore i frammenti di DNA sono spinti mediante nono-pori su una membrana: il passaggio delle basi che compongono il DNA (Adenina, Citosina, Guanina, Timina) attraverso il poro induce un’alterazione del segnale elettrico che viene poi decodificato per ottenere la sequenza dei diversi frammenti. La sequenza dei frammenti permette di localizzarli sul genoma, l’insieme di tutta l’informazione genetica, e contarne il numero in ogni singolo punto.
La profilazione del tumore, in un’ottica di medicina personalizzata, permette di adottare la strategia terapeutica più adatta.

Il progetto è quello di applicare questa tecnologia di ricerca anche nei centri più piccoli a livello clinico.

covid-19 vaccini

Vaccinazione anti Covid-19, efficace anche per i malati oncologici

I dati recenti dimostrano, che anche se in minor misura rispetto al resto della popolazione, i malati oncologici rispondono bene alla vaccinazione anti Covid-19.

I pazienti con diagnosi di cancro sono a rischio di forme gravi o di morte per Covid, soprattutto se anziani con patologie pregresse.
Particolarmente esposti i malati con patologie ematoncologiche o con tumori solidi in fase avanzata, i pazienti con comorbidità severa e con fragilità legata a una condizione di immunodeficienza.

“Un livello anche basso di protezione contro l’infezione da SARS-CoV-2 è comunque meglio di niente” spiega Martin Edelman, a capo del Dipartimento di onco-ematologia al Fox Chase Cancer Center di Philadelphia negli Stati Uniti.

Proprio in virtù dei risultati delle ultime ricerche, le associazioni di oncologi, cardiologi ed ematologici sollecitano i malati a rispettare le scadenze previste: facendo passare almeno 3 o 4 settimane tra la prima e la seconda dose di vaccini basati sull’mRNA messaggero.
È dimostrato che una sola dose non è sufficiente a garantire l’adeguata protezione.

Seconda dose vaccino: perché è fondamentale


Una ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Oncology, effettuata dai ricercatori del King’s Collage di Londra ha confrontato la risposta al vaccino della Pfizer-BioNTech in tre categorie di malati: affetti da tumori solidi, ematologici e senza tumore.
Nonostante la risposta negli ultimi sia migliore, come dicevamo, per i pazienti oncologici si è dimostrata fondamentale la seconda dose.
Basti pensare che dopo la prima iniezione, la percentuale di risposta per i malati di cancro è stata del 38% (tumori solidi) e del 18% (tumori ematologici).
Dopo la seconda dose, la percentuale cresce arrivando al 95 per cento nei pazienti con tumori solidi e del 60 per cento in quelli con tumori ematologici.

È importante sottolineare che non ci sono rilevanti differenze tra i vaccini somministrati.
I vaccini sono sicuri, anche per i pazienti trattati con immunoterapia con inibitori dei checkpoint, ovvero con farmaci che tolgono i freni al sistema immunitario.
Il timore era quello che la risposta immunitaria fosse eccessiva, producendo effetti collaterali.


Perché alcuni pazienti oncologici potrebbero non rispondere alla vaccinazione anti-Covid-19?


Due sono i fattori che potrebbero determinare la mancata risposta: il tumore stesso e le terapie che vengono messe in campo per contrastarlo. Entrambi possono infatti alterare la capacità di risposta al virus.
Infatti, come dimostrato da uno studio sulla correlazione tra terapie oncologiche e vaccino, la chemioterapia è in grado di interferire con la replicazione e la sintesi del DNA e attacca le cellule immunitarie, come i linfociti.
La soppressione non è completa e quindi non limiterebbe il successo della vaccinazione.

Stesso discorso per la radioterapia e immunoterapia, a bersaglio molecolare.

I familiari dei pazienti dovranno vaccinarsi?


Ci sono pazienti (i giovanissimi) che non possono ancora vaccinarsi. In tal caso è importante che le persone che gravitano attorno alla loro vita, siano immunizzate.
L’Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica (AIEOP) raccomanda che siano vaccinati tutti i gli operatori sanitari che lavorano accanto ai giovanissimi pazienti e familiari e conviventi adulti, affinché bambini e adolescenti possano proseguire il trattamento oncologico secondo i protocolli e le linee guida.

Quindi la raccomandazione generale che i pazienti oncologici siano immunizzati contro il Covid-19.
Ovviamente il personale sanitario deve analizzare la situazione generale del malato: dal tipo di tumore, all’estensione allo stadio, alla terapia.

tumore al seno

È tempo di vita… in cucina

“È tempo di vita… in cucina” è il ricettario, ricco di procedimenti veloci e gustosi che le donne affette da tumore al seno possono preparare in tutta tranquillità.

Il tumore al seno è una patologia che, solo in Italia, interessa circa 37.000 donne. Al di là della cifra, che comunque va a denunciare una situazione di gravità estrema, è importante porre l’attenzione sulle conseguenze e i cambiamenti delle terapie sullo stile di vita.

Il primo fattore di cambiamento è quello legato ovviamente alla salute, poiché quando il tumore è curabile, va tenuto sotto controllo con cure e screening adeguati.
Nonostante i passi avanti della ricerca, sappiamo quanto convivere con la malattia abbia risvolti psicologici importanti, che non possono non influenzare la qualità della vita della paziente.
Il 40% è costretta a lasciare il lavoro e il 60% vive con disagio il rapporto con il partner.
Recenti ricerche dimostrano come 4 donne su 10 affermano di aver perso il piacere del cibo e circa un terzo del campione esaminato dichiara di aver poca voglia di cucinare, perché considera la cucina fonte di stress.  
Inoltre, bisogna considerare le conseguenze fisiche della radio e della chemioterapia sulla deglutizione, sull’apparato digerente, che rendono difficoltoso l’approccio al cibo.

È tempo di vita… in cucina, per ripartire dai fornelli

“E’ tempo di vita”, è il progetto nato cinque anni fa con l’obiettivo di dar voce alle donne con tumore al seno rispondendo a dubbi e offrendo soluzioni pratiche nella quotidianità.
Un progetto legato anche al tema dell’alimentazione e che vede la food blogger Chiara Maci come testimonial d’eccezione.

La popolare foodblogger e conduttrice televisiva, assieme alla biologa e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Anna Villarini, ha collaborato attivamente realizzando per questo progetto un ricettario, scritto con l’intento di dare un aiuto concreto alle donne che combattono contro il tumore al seno offrendo loro ricette veloci, ma in grado di portare in tavola entusiasmo e convivialità.

Uno dei centri focali del progetto, “È tempo di vita… in cucina”, come facilmente intuibile, è il cibo.
Cibo come aiuto, cibo come sostegno, cibo come incentivo a non mollare. Alle terapie oncologiche purtroppo molto spesso vengono associati comportamenti autodistruttivi quali obesità, alcolismo e di conseguenza un corretto approccio al mondo dell’alimentazione diventa necessario.

Perché l’amore per la vita e per se stesse, non può non passare per il cibo.

Oncologia molecolare, test e cure adeguate

L’Oncologia Molecolare è una disciplina che unisce le competenze della biologia molecolare con quelle dell’oncologia, studia le mutazioni e le alterazioni genetiche a carico di specifici geni o di intere porzioni cromosomiche, coinvolte nello sviluppo del cancro.

Lo scopo della ricerca è determinare le cause di un tumore o almeno ciò che aumenta il rischio individuale di ammalarsi.
Qualora non fosse possibile prevenire agendo sulle causa, si rende necessario identificare il tipo di tumore, ricostruendo la storia della malattia fin dagli esordi.
I primi danni al DNA possono comparire anche anni prima della comparsa della malattia.

Conosciamo molto bene i fattori di rischio, sui quali ognuno di noi può agire per preservare la propria salute: il fumo, la scorretta alimentazione e la vita sedentaria sono alcune della cause scatenanti di patologie oncologiche, quali il tumore alla vescica o ai polmoni.

I geni sono le varibili scatenanti che la prevenzione e i risultati dell’oncologia molecolare identificano, promuovendo cure sempre più sofisticate ed efficaci.

Oncologia molecolare: i biomarcatori

L’identificazione di uno o più specifici marcatori molecolari su biopsie tumorali è di fondamentale importanza per il clinico, poiché oltre a permettere una migliore classificazione della tipologia di tumore, può fornire indicazioni sul trattamento farmacologico più idoneo in termini di efficacia e tollerabilità al farmaco.

È inoltre possibile individuare precocemente mutazioni a livello germinale che predispongono all’insorgenza di tumori ereditari e sorvegliare il soggetto e gli appartenenti alla famiglia con le sue stesse caratteristiche.

La sfida sta nel combinare i risultati dell’oncologia molecolare con quelli dei test strumentali (dalla risonanza magnetica ad alcune forme particolari di ecografia o di TC) per anticipare la scoperta della malattia.

Le terapie a bersaglio molecolare

Lo sviluppo di farmaci a bersaglio molecolare o targeted therapy ha consentito miglioramenti clinici significativi, sia nella riduzione della massa tumorale sia in termini di allungamento della vita media dopo le cure.

Uno dei primi target a essere entrato nella pratica clinica è stato sicuramente il recettore HER2 per il carcinoma della mammella.
Su questo target è stato costruito uno dei primi farmaci , il trastuzumab, determinante nella cura e nella guarigione del 20% dei tumori mammari.

Terapie mirate sono state promosse su quasi tutti gli altri tumori solidi: dai tumori del colon-retto (RAS), a quelli del polmone(EGFR, ALK, ROS), dal melanoma (B-RAF) ai tumori del rene (VEGF) ecc.
La condizione fondamentale affinché la terapia target sia efficace è che il target individuato sia vitale” per la patologia, ovvero che rivesta un ruolo cruciale nella proliferazione della cellula malata.
In tal caso, l’individuazione del recettore permette l’utilizzo di un farmaco specifico.

Purtroppo il tumore ha un sistema biologico intelligente con grande capacità di adattamento.
Nel momento in cui blocchiamo una via di crescita della cellula tumorale, questa trova altre possibilità di proliferazione.
Lo “spirito” di adattamento cellulare, detto “farmaco-resistenza”, spinge la ricerca a trovare nuovi target e metodologie di analisi più sofisticate e meno invasive.

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